Percorsi brevi e concreti
Interventi limitati nel tempo con obiettivi chiari fin dal primo colloquio (inizialmente stabiliti in 10 sedute) e risultati verificabili seduta dopo seduta.

Istituto di Psicologia e Psicoterapia Strategica diretto dal Dott. Alessandro Bartoletti, psicologo, psicoterapeuta e Ph.D. Dal 2008 aiutiamo le persone a superare ansia, panico, ossessioni e blocchi personali con percorsi brevi e mirati, che agiscono su come il problema funziona oggi anziché sulle sue cause passate.
Interventi limitati nel tempo con obiettivi chiari fin dal primo colloquio (inizialmente stabiliti in 10 sedute) e risultati verificabili seduta dopo seduta.
Il modello sviluppato dall’Istituto di Psicologia e Psicoterapia Breve Strategica utilizza protocolli di intervento clinicamente validati.
Team di professionisti formati alla Psicoterapia Breve Strategica, coordinati e supervisionati dal Dott. Alessandro Bartoletti.
Studio in Via Giano della Bella, a pochi minuti dalle metro Bologna, Tiburtina e Policlinico.

L'IPPS applica la Psicoterapia Breve Strategica a Roma dal 2008, con attività clinica, di ricerca e di formazione. È convenzionato con le principali università italiane per i tirocini post-laurea in psicologia.
Lavoriamo sui meccanismi che mantengono viva la difficoltà nel presente, dinamiche comportamentali, vissuti esperenziali, processi emotivi e cognitivi: è lì che il cambiamento diventa possibile. Laddove necessario, però, si lavora anche sui traumi pregressi e cause passate.
Psicologo, psicoterapeuta e Ph.D., fondatore dell'IPPS Istituto di Psicologia e Psicoterapia Breve Strategica. Formazione tra La Sapienza, la Scuola Normale Superiore di Pisa e la Fondazione Santa Lucia I.R.C.C.S.

aree di intervento
Per ciascun problema esiste un protocollo di trattamento specifico, sviluppato e verificato clinicamente, che viene poi adattato alla persona. Scopri come interveniamo su ansia, panico, ossessioni, blocchi di studio e difficoltà relazionali.
Come funziona
Un percorso strategico non è a tempo indeterminato. Ha una struttura precisa, una sequenza di procedure, obiettivi definiti fin dall'inizio e una verifica costante di ciò che sta funzionando.
Ricostruiamo insieme come funziona il problema oggi: quando si presenta, in quali situazioni e soprattutto che cosa hai già provato a fare per gestirlo. Da qui definiamo un obiettivo concreto e verificabile.
Se il problema rientra in una casistica nota si applica il protocollo di trattamento specifico. Se presenta caratteristiche uniche si costruisce una strategia su misura. In entrambi i casi il piano si adatta a te, non il contrario.
Ogni incontro fornisce dati concreti sui cambiamenti ottenuti. Si prosegue con le stesse strategie se stanno funzionando, si correggono se non danno i risultati attesi. Nulla viene lasciato all'intuizione.
Una volta sbloccato il problema si lavora a rendere stabile il nuovo equilibrio, perché è la fase che previene le ricadute. Il percorso si chiude restituendoti strumenti che restano tuoi.
Il lavoro strategico è focalizzato sul presente, sul disagio vissuto e su come modificare la difficoltà attuale piuttosto che le cause passate del problema. Questo approccio parte dal presupposto che la conoscenza (o più spesso l’interpretazione) delle cause passate non è ciò che permette di migliorare e risolvere il problema nel presente. Ciò che porta a cambiamenti efficaci, viceversa, è il lavoro sui fattori attuali di persistenza del problema.
Le indicazioni date seguono una logica sperimentata clinicamente a seconda del tipo di problema e che ha permesso negli anni di mettere a punto dei veri e propri protocolli di soluzione per classi di problemi. Tuttavia, a partire da queste caratteristiche generali delle strategie utilizzate, ogni intervento è unico ritagliato su misura poiché si deve adattare alle specifiche esigenze e all’unicità della persona. Il principio è quello erickson iano per cui la terapia si deve adattare al problema e alla persona e non viceversa.
Il cambiamento a cui si mira è sempre un cambiamento strutturale e mai superficiale. Sebbene questo tipo di approccio sia particolarmente efficace per la maggior parte dei disturbi sintomatici (ad es., panico, DOC, ecc.) si lavora sempre sul «motore» della persistenza e non sul mero sintomo. Ciò permette di arrivare a soluzioni strategiche che quasi sempre si traducono in un bagaglio duraturo di nuovi strumenti e capacità personali.
Il lavoro strategico è puntellato della costante attenzione data agli effetti dell’intervento. Seduta per seduta si valutano insieme al paziente i cambiamenti ottenuti: si procede mantenendo le stesse strategie se stanno producendo buoni risultati, ci si autocorregge modificando le strategie proposte se non stanno dando buoni risultati.
Le risorse personali sono la reale leva di cambiamento. Si potrebbe dire che tutto il processo terapeutico ha come obiettivo di fondo quello di mobilitare le proprie capacità personali e indirizzarle verso una strategia di soluzione efficace rispetto a quanto provato sino a quel momento.
Le indicazioni, o «compiti a casa», che spesso vengono utilizzati in terapia non sono mai nulla di pericoloso, espositivo o minaccioso. Al contrario, si tratta molto spesso di cose semplici, di una banalità quasi sconcertante, oppure di suggerimenti che possono risultare piacevoli, buffi, divertenti, oppure di indicazioni decisamente differenti da quanto suggerirebbe il senso comune, non usali, paradossali, creative e contro-intuitive.
Il percorso di psicoterapia breve strategica è un percorso di cambiamento mediante le proprie esperienze. Nulla è forzato dall’esterno e tutte le indicazioni hanno la comune direzione di fare affidamento sulle capacità personali. Il percorso di scoperta di nuovi strumenti per superare e gestire il problema è costruito sulle nuove esperienze vissute piuttosto che sulla spiegazione anticipata. Solo successivamente si costruisce insieme al terapeuta la «consapevolezza» di quelli che erano i meccanismi di funzionamento del problema.
Una terapia veramente efficace restituisce autonomia alla persona. Il percorso terapeutico deve essere una parentesi che non crea dipendenze relazionali o personali. Tanto è importante inizialmente remare insieme, terapeuta e paziente, nella direzione di produrre un cambiamento, tanto è importante arrivare a un punto di chiusura della terapia che restituisca la piena e totale autonomia, la consapevolezza di farcela con le proprie risorse, e la capacità di affrontare nuove sfide future.
Peculiarità dell’approccio strategico è la programmazione dell’intervento entro tempi certi e «non biblici». Entro 10 incontri si cerca di ottenere risultati e cambiamenti positivi.
Una volta raggiunto lo sblocco della persistenza del problema, si lavora per consolidare il nuovo equilibrio nel tempo per renderlo duraturo. Questa fase è tanto importante quanto la precedente poiché si è visto che anche una terapia efficace nell’immediato produce spesso ricadute se non si lavora contemporaneamente a rendere stabile e sicuro il nuovo equilibrio raggiunto.
Il lavoro strategico è focalizzato sul presente, sul disagio vissuto e su come modificare la difficoltà attuale piuttosto che le cause passate del problema. Questo approccio parte dal presupposto che la conoscenza (o più spesso l’interpretazione) delle cause passate non è ciò che permette di migliorare e risolvere il problema nel presente. Ciò che porta a cambiamenti efficaci, viceversa, è il lavoro sui fattori attuali di persistenza del problema.
Le indicazioni date seguono una logica sperimentata clinicamente a seconda del tipo di problema e che ha permesso negli anni di mettere a punto dei veri e propri protocolli di soluzione per classi di problemi. Tuttavia, a partire da queste caratteristiche generali delle strategie utilizzate, ogni intervento è unico ritagliato su misura poiché si deve adattare alle specifiche esigenze e all’unicità della persona. Il principio è quello erickson iano per cui la terapia si deve adattare al problema e alla persona e non viceversa.
Il cambiamento a cui si mira è sempre un cambiamento strutturale e mai superficiale. Sebbene questo tipo di approccio sia particolarmente efficace per la maggior parte dei disturbi sintomatici (ad es., panico, DOC, ecc.) si lavora sempre sul «motore» della persistenza e non sul mero sintomo. Ciò permette di arrivare a soluzioni strategiche che quasi sempre si traducono in un bagaglio duraturo di nuovi strumenti e capacità personali.
Il lavoro strategico è puntellato della costante attenzione data agli effetti dell’intervento. Seduta per seduta si valutano insieme al paziente i cambiamenti ottenuti: si procede mantenendo le stesse strategie se stanno producendo buoni risultati, ci si autocorregge modificando le strategie proposte se non stanno dando buoni risultati.
Le risorse personali sono la reale leva di cambiamento. Si potrebbe dire che tutto il processo terapeutico ha come obiettivo di fondo quello di mobilitare le proprie capacità personali e indirizzarle verso una strategia di soluzione efficace rispetto a quanto provato sino a quel momento.
Le indicazioni, o «compiti a casa», che spesso vengono utilizzati in terapia non sono mai nulla di pericoloso, espositivo o minaccioso. Al contrario, si tratta molto spesso di cose semplici, di una banalità quasi sconcertante, oppure di suggerimenti che possono risultare piacevoli, buffi, divertenti, oppure di indicazioni decisamente differenti da quanto suggerirebbe il senso comune, non usali, paradossali, creative e contro-intuitive.
Il percorso di psicoterapia breve strategica è un percorso di cambiamento mediante le proprie esperienze. Nulla è forzato dall’esterno e tutte le indicazioni hanno la comune direzione di fare affidamento sulle capacità personali. Il percorso di scoperta di nuovi strumenti per superare e gestire il problema è costruito sulle nuove esperienze vissute piuttosto che sulla spiegazione anticipata. Solo successivamente si costruisce insieme al terapeuta la «consapevolezza» di quelli che erano i meccanismi di funzionamento del problema.
Una terapia veramente efficace restituisce autonomia alla persona. Il percorso terapeutico deve essere una parentesi che non crea dipendenze relazionali o personali. Tanto è importante inizialmente remare insieme, terapeuta e paziente, nella direzione di produrre un cambiamento, tanto è importante arrivare a un punto di chiusura della terapia che restituisca la piena e totale autonomia, la consapevolezza di farcela con le proprie risorse, e la capacità di affrontare nuove sfide future.
Peculiarità dell’approccio strategico è la programmazione dell’intervento entro tempi certi e «non biblici». Entro 10 incontri si cerca di ottenere risultati e cambiamenti positivi.
Una volta raggiunto lo sblocco della persistenza del problema, si lavora per consolidare il nuovo equilibrio nel tempo per renderlo duraturo. Questa fase è tanto importante quanto la precedente poiché si è visto che anche una terapia efficace nell’immediato produce spesso ricadute se non si lavora contemporaneamente a rendere stabile e sicuro il nuovo equilibrio raggiunto.
Approfondimenti
Saggi pubblicati, videopercorsi e articoli divulgativi del Dott. Alessandro Bartoletti e dell'équipe IPPS. Un archivio per capire come funzionano i problemi psicologici prima ancora di affrontarli.

Quali modelli psicoterapeutici si adattano meglio al lavoro online? L’emergenza pandemica ha accelerato un cambiamento già in atto, portando la...
Domenica (Radiotelevisione Svizzera, RSI), 30/10/2022. I professionisti dell’espressione corporea sono più sensibili alle proprie sensazioni fisiche. Questo a volte li...
Uno dei risvolti più drammatici del blocco dello studente è la menzogna: a volte più avere effetti tragici....
Dall’infanzia all’età adulta, i 4 fattori che danno vita all’ipocondria possono essere identificati e combattuti....
L’ipersensibilità è un tratto di personalità spesso confuso o sottovalutato. Conoscerne le caratteristiche può aiutare a raggiungere un equilibrio e...
E se ti dicessi che la paura di volare spesso non c’entra nulla con le catastrofi e gli incidenti? Se...
Approfondimenti
Saggi pubblicati, videopercorsi e articoli divulgativi del Dott. Alessandro Bartoletti e dell'équipe IPPS. Un archivio per capire come funzionano i problemi psicologici prima ancora di affrontarli.
Quanto dura un percorso, cosa succede al primo colloquio, se si può iniziare mentre si assumono farmaci. Le risposte alle domande più comuni, prima ancora di prenotare.
Studio in Via Giano della Bella 18, a pochi minuti dalle metro Bologna, Tiburtina e Policlinico, con garage convenzionati. Scrivi o chiama: riceverai una risposta in tempi brevi.
L'Istituto è convenzionato con le principali università italiane per i tirocini post-laurea in psicologia e accoglie chi vuole formarsi al modello strategico.