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Internet: la mia croce o la mia delizia?

Voglio avere un’informazione immediata? Niente paura, c’è Internet che mi fornirà le risposte che mi servono in pochi secondi ovunque io mi trovi! 

Internet, tablet, pc e smartphone sono ormai nostri compagni di viaggio e di vita quotidiana. Sono innegabili i benefici che offrono alla nostra società: facilitano le possibilità di fare ricerca in ambito scolastico e universitario; rendono più veloci le comunicazioni tra le persone, soprattutto a distanza, e consentono di fare nuove conoscenze. Nonostante questa apparentemente idilliaca efficienza, spesso in giro si vedono persone chine sul proprio smartphone dal quale non riescono a staccarsi, che hanno difficoltà ad interagire nel mondo reale, a salutarsi, a scambiare uno sguardo con qualcuno, isolate, chiuse nel proprio bozzolo. E’ come se la tecnologia che abbiamo inventato non fosse più “a misura d’uomo” e ci sfuggisse di mano. Si tratta del paradosso secondo cui la troppa comunicatività online porta all’incomunicabilità offline e chi abusa di un potente strumento come Internet si isola, rischiando di arrivare addirittura a soffrire di solitudine e di depressione (Kraut, 1998). 

Ma quand’è che si può parlare di dipendenza da Internet o di Internet Addiction Disorder (IAD)?

Quando si preferiscono i social media alle persone reali, quando si ha il terrore di relazionarsi con le persone dal vivo e quindi non si esce di casa per evitare questo pericolo, quando non si riesce a frenare l’esigenza di controllare email, Facebook, Instagram, messaggi WhatsApp, e quando magari si resta svegli anche la notte per farlo. Nello specifico, esistono 5 sfumature principali di disturbo di dipendenza da Internet: la dipendenza da cybersex (attività sessuali online, tramite l’utilizzo di chat erotiche), la dipendenza da relazioni virtuali (in cui si instaurano dei rapporti di amicizia, ma anche delle storie d’amore, interamente online le quali, seppur senza alcun contatto dal vivo, fanno vivere emozioni intense e reali), il net gaming (scommesse in rete), la dipendenza da information overloading (sovraccarico cognitivo: cerco e ricerco informazioni, ma sento che non è mai abbastanza) e la dipendenza da videogame (ore ed ore impiegate in giochi online che si praticano in condivisione con o contro altri partecipanti virtuali) (Young, 1996; Portelli, Papantuono, 2017). 

Un’altra patologia legata ad Internet scoperta recentemente è la nomofobia. Che cos’è? La nomofobia (dall’inglse “no-mobile-phone”), meglio conosciuta come sindrome da disconnessione, consiste nella paura di rimanere sconnessi dalla rete. Chi soffre di questa problematica sperimenta elevati stati d’ansia e malessere, accompagnati da irrequietezza e, talvolta, aggressività nel momento in cui non ha, anche solo per pochi minuti, una connessione internet o uno smartphone. Chi è colpito da nomofobia tende a cercare continuamente il proprio smartphone, tablet o PC per tenere costantemente sotto controllo quel che accade. O meglio: per avere l’illusione di controllarlo, perdendone di fatto il controllo e sperimentando una forte agitazione. Diventa come un cane che si morde la coda: più controlla la connessione, più perde il controllo della situazione.

Siamo tutti Internet dipendenti?

Avere a disposizione Internet ed utilizzarlo non significa automaticamente divenirne dipendente. Coloro che riescono a servirsene senza esserne sopraffatti, impiegando le proprie energie e il proprio tempo anche negli affetti, nel lavoro, nella vita sociale e nei propri interessi, possono ritenersi in grado di sfruttare tutti i vantaggi e le delizie che questo strumento ha da offrire.

Se lo smartphone e il PC assorbono tutte le mie energie… Che fare ?

Sarebbe utile  cercare di riorganizzare il proprio tempo e ridistribuire le energie impiegate nell’uso di Internet in attività che riguardano la vita reale. Ma, se pur volendo e provandoci, non ci riuscite proprio? In tal caso, intraprendere un percorso di psicoterapia potrebbe rivelarsi la scelta più adeguata per  poter riprendere riequilibrare le nostre abitudini, gestire meglio il nostro tempo, e anche i nostri smartphone.

Sofia Massei

Per approfondire 

Abachi H.R., G. Mhammad (2013). The impact of m-learning technology on students and educators, in Computers in Human Behavior, 30, pp. 491-496.

Chou C. (2001). Internet heavy use and addiction among Taiwanese college students: an online interview study, in CyberPsychology&Behavior, 4, pp. 573-585.

Kraut R., M. Patterson, Lundmark V., Kiesler S., Mukopadhyay T., Scherlis W. (1998). Internet paradox: a social techonology that reduces social involvement and psychological well-being, in American Psychologist, 53, pp. 1017-1031.

Portelli C., M. Papantuono (2017). Le nuove dipendenze. Riconoscerle, capirle e superarle. Cinisello Balsamo (Milano): Edizioni San Paolo.

Per la nomofobia: https://www.dipendenze.com/nomofobia/