I diversi volti dell’ipocondria

Per chi soffre di ipocondria, la paura ha diverse sfaccettature: paura delle malattie, della morte, della sofferenza fisica, di sintomi fisici dolorosi, fastidiosi e persistenti. In tutto ciò non c’è nulla di immaginario: la sofferenza è reale, vera, genuina. Piuttosto, è fondamentale essere aiutati a superare l’ansia e la paura per i sintomi e per le malattie anche nei casi in cui, dopo ripetuti accertamenti medici con esito negativo, permane l’idea di soffrire di qualche malattia: è ormai ampiamente dimostrato che l’ansia e la paura amplificano e peggiorano qualsiasi forma di sofferenza fisica.
Le paure ipocondriache non sono tutte uguali. Alcuni timori possono modificarsi nel tempo, altri rimangono fissi negli anni. Per alcune persone l’idea di soffrire potenzialmente di qualche problema fisico è il vero terrore, altri sono invece sfiniti da un sintomo fisico persistente, doloroso, fastidioso, pur continuando a sentirsi dire da medici o parenti «non è niente». Oltre al danno, la beffa. Le paure ipocondriache sono infatti tra le più intense cause di disagio psicologico. Vediamo, allora, le principali forme dei problemi ipocondriaci.

La «classica» paura delle malattie

Quando si pensa all’ipocondria si pensa quasi sempre alla generica paura delle malattie. Questa condizione è in effetti la più comunemente associata al termine e si manifesta con una forma di paura generalizzata nei confronti delle malattie e dei sintomi corporei che si modifica nel tempo. E’ comune infatti che chi ne soffre «cambi» periodicamente l’oggetto delle sue paure. Per alcuni periodi si può essere ad esempio terrorizzati da alcuni sintomi fisici che richiamano l’idea di soffrire di una determinata patologia, ad esempio un tumore. In altri periodi, sintomi come agitazione, tachicardia, irrequietezza, possono richiamare l’idea di soffrire di qualche disturbo cardiaco o cardio-vascolare. In altri ancora, un sintomo o un dolore, come ad esempio un fastidio muscolare o un dolore articolare, innescano il timore di avere malattie degenerative come la Sclerosi Multipla o la Leucemia. L’intervento di psicoterapia breve strategica sarà in questi casi indirizzato a guarire questo continuo «processo di generazione» di paure vecchie e nuove.

La patofobia

A differenza della forma più generalizzata di ipocondria, nella patofobia l’oggetto della paura è quasi sempre stabile e definito: si modifica poco nel tempo ed è spesso relativo a malattie ben definite. Il caso più tipico è quello della cardiofobia, la paura di avere un infarto, un ictus, un problema pressorio, ecc.  Chi soffre di cardiofobia è infatti terrorizzato da reali sintomi cardiaci che percepisce: tachicardia, pressione alta, aritmie, dolori o fastidi al petto, al braccio, ecc. Ancora una volta, ciò che percepisce è reale al 100%, ed è anche il motivo che porta a fare frequenti consulti medici e cardiologici in particolare. In questi casi, l’intervento di psicoterapia breve strategica sarà più focalizzato sul «riappropriarsi» delle sensazioni  cardiache senza entrare in ansia o in panico.

La paura della morte

Quando parliamo di paura della morte non ci riferiamo, ovviamente, al naturale e funzionale istinto di sopravvivenza che ogni essere vivente possiede. L’ossessione della morte è piuttosto una forma di fobia che porta le persone a evitare tutti gli stimoli che possano ricordare o associarsi al concetto di morte. Si evitano, ad esempio, tutte le notizie riguardanti malattie, sciagure, morti, si evitano situazione come cimiteri (o se costretti, si vive la situazione con estremo disagio), ospedali, visite a familiari malati, ecc. Ci si immagina spesso la situazione della propria morte, come conseguenza di una malattia veloce e repentina oppure lenta e degenerativa. La paura della morte porta anche a ossessionarsi del post-mortem, non inteso filosoficamente («cosa ci sarà dopo la morte?»), ma piuttosto emotivamente soffermandosi sulla sofferenza che proverebbero i familiari/amici in caso di decesso o malattia e su come riusciranno ad andare avanti («come sopravviveranno senza di me?»). La «tanatofobia» (questo il nome scientifico) produce spesso grosse limitazioni e disagio personale. Essa è superabile con un lavoro breve strategico che «riumanizzi» le normali aspettative di vita… e di morte.

Somatizzazioni, dolori, sintomi e fastidi corporei

Altra notevole fonte di disagio è quella che si esprime attraverso il corpo. In questo caso i sintomi corporei, i dolori, i fastidi, le somatizzazioni (intese come intense focalizzazioni sul corpo che si esprimono attraverso sintomi e problemi corporei) possono cronicizzarsi nel tempo e diventare veri e propri disturbi strutturati (sindromi). Le somatizzazioni più frequenti sono quelle che vedono coinvolto l’apparato digerente (diarrea, dolori addominali, bruciore gastrico, ecc.) ma sono possibili somatizzazioni in qualsiasi funzione corporea: muscolo-articolare (dolori, infiammazioni, spossatezza generale, ecc.), respiratoria e cardiaca (dolori toracici, tachicardia, ecc.), sensoriale (vertigini, acufeni, ecc.) Il lavoro strategico procederà in questo caso a «desensibilizzare» la funzione interessata.

Le tentate soluzioni tipiche di chi soffre di ipocondria

La prima tipica reazione di chi soffre di questi problemi è l’insistenza nel ricercare una rassicurazione medico-diagnostica. Il termine inglese «doctor shopping» (shopping sanitario) dipinge bene questo comportamento. La ricerca di rassicurazione medica si esprime mediante visite mediche continue, esami diagnostici strumentali, visite specialistiche, e attraverso «compulsive» ricerche su Internet.
La ricerca di rassicurazione si manifesta anche con il resto del proprio mondo relazionale: coniugi, amici, parenti, conoscenti, ecc. vengono letteralmente travolti dalle richieste di rassicurazione e dal bisogno di condividere le proprie ansie e le preoccupazioni. Si finisce per non parlare d’altro, gli argomenti di conversazione e di comunicazione sono quasi totalmente catalizzati dall’argomento sintomi e malattie.
Altro aspetto caratteristico è quello relativo al «body checking», il controllo e l’ascolto corporeo. Tipici sono infatti i comportamenti di autoispezione corporea «a sensazione» e strumentale.

Se ne può uscire?

Sì. E’ possibile uscirene mediante un percorso focalizzato sul presente e sui meccanismi attuali di persistenza del problema. Le vecchie teorie  secondo le quali le manifestazioni ipocondriache sarebbero forme di aggressività inespressa sono ormai ampiamente superate e confutate. Al contrario, oltre ad essere impostato sul «qui e ora», il lavoro breve strategico è volto a ricostruire gli equilibri saltati nel rapporto con il proprio corpo e con la paura. L’obiettivo è dunque quello di ritrovare un sano rapporto con il proprio corpo e con le proprie sensazioni in grado di restituire alla persona uno stato di benessere psico-fisico e di salute.


 © 2017 Alessandro Bartoletti - Vietata la riproduzione anche parziale senza autorizzazione.