202012.172

L’insostenibile leggerezza dell’ansia: una compagna di vita quotidiana

“Ho l’ansia!”. Quante volte ci è successo di sentire questa frase o di essere noi stessi i primi a dirla. Capita sempre più spesso infatti che il mostro dell’ansia entri a far parte della vita di tutti noi e ci rimanga imperterrito, come un ospite scomodo che non vuole andar via. 

Ma sappiamo davvero cos’è l’ansia ?

Non sempre risulta facile descrivere ciò che proviamo e spesso si ha la tendenza a dare il nome ansia a tutte quelle sensazioni sgradevoli che ci fanno percepire un senso di irrequietezza e, in generale, ci creano una situazione di malessere. L’ansia risulta strettamente connessa alla paura, potremmo anzi definirla come la figlia di una paura mai affrontata che si allarga a macchia d’olio. Questa relazione di “parentela” che intercorre tra le due, le rende molto simili e difficili da distinguere. Entrambe infatti hanno una funzione adattiva: ci segnalano un pericolo e preparano il nostro organismo a reagire.

Ansia o paura?

La maggior parte dei pericoli che ci troviamo ad affrontare oggi non costituiscono più un reale rischio per la nostra vita, ma attivano le medesime aree cerebrali e generano le stesse reazioni fisiologiche di una gazzella che scappa da un predatore. In poche parole, siamo passati dal leone nella savana alle bollette da pagare. Situazioni apparentemente diverse ma che il nostro cervello primitivo identifica come ugualmente pericolose per la nostra incolumità. La paura, dunque, non è altro che l’arma che il nostro organismo ci mette a disposizione per sopravvivere, un’emozione fondamentale.

Diversamente, l’ansia è uno stato di attivazione psicofisica che, nonostante condivida scopi e meccanismi simili a quelli della paura, risulta generalmente meno intensa e più prolungata nel tempo

Se la paura inizia e finisce in relazione al pericolo che l’ha generata, ciò che ci mette ansia non è sempre altrettanto chiaro e riconoscibile e non ha una durata altrettanto definita. Può capitare, infatti, di aver vissuto un episodio spiacevole che non siamo stati in grado di gestire e che magari ha causato anche qualche sgradevole conseguenza. Istintivamente la nostra reazione sarà quella di mettere in atto una serie di precauzioni volte a difenderci dal riproporsi della stessa esperienza. Questa  “paura della paura stessa ci porterà poi a generalizzare il possibile pericolo anche ad altre situazioni simili, costruendo giorno dopo giorno uno stato di agitazione costante, di gran lunga più intenso rispetto all’effettivo rischio costituito dal problema, fino a sentirci in ansia anche senza nessun motivo apparente. Infatti, se quando abbiamo paura siamo quasi sempre in grado di identificare cosa l’ha generata, quando ci sentiamo agitati e ansiosi spesso non riusciamo a spiegarci il perché.

“Perché proprio a me?”

Da alcuni studi è emerso che ciò che ci rende più vulnerabili all’ansia è la capacità di considerare le varie dimensioni del tempo. In effetti, siamo tutti in grado di prevedere gli effetti a lungo termine di un’azione, di immaginarci preventivamente le conseguenze di un pericolo, utilizzando le nostre passate esperienze come metro di valutazione. Se da un lato questa capacità ci rende efficienti e preparati a far fronte a problematiche impreviste di diversa natura, dall’altro ci può condurre anche ad agire prima di quanto non sia necessario, dando per scontato che dovremmo sicuramente difenderci da qualcosa di brutto. Ci porta ad evitare, posporre, chiedere aiuto e rassicurazioni e tutto ciò non fa altro che renderci ancora più inermi ed in balia del mostro dell’ansia. 

“Che fare?”

Quando l’ansia diventa ingestibile e compromette la nostra quotidianità è sempre opportuno rivolgersi ad un professionista qualificato come uno psicologo o uno psicoterapeuta. In generale, “evitare di evitare”, confrontandoci quotidianamente con piccole sfide personali e concedendoci piccoli “rischi”, ci aiuterà a ricordarci che siamo in grado di fronteggiare anche le situazioni che ci mettono ansia. Dovremmo tutti seguire le parole di Martin Luther King quando racconta che “un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.”

Carlotta Cantore

Per approfondire:

G. Nardone, 1993. “Paura, panico, fobie. La terapia in tempi brevi”.

S. Sassaroli, R. Lorenzini, G.M. Ruggiero, 2006. “Psicoterapia cognitiva dell’ansia”.

G. Nardone, 2000/2014. “Oltre i limiti della paura”.