201303.230

Acrofobia: paura del vuoto, vertigini, disorientamento

Svenire… anche a pochi centimetri dal suolo

La paura delle altezze è un’ancestrale forma di adattamento presente in quasi tutti gli esseri viventi. Nell’uomo, già all’età di pochi mesi (per la precisione già a due mesi) il bambino percepisce la profondità, e a sei mesi è in grado di evitare di avventurarsi camminando carponi su un apparente precipizio (è il famoso esperimento del precipizio visivo di Eleanor Gibson del 1960).

Ciò nonostante, la paura dell’altezza può valicare questa naturale forma adattativa e diventare un problema estremamente invalidante. Ciò avviene quando ad esempio i sintomi estremamente ansiosi che la percezione del vuoto determina – come ad esempio il tremore, la tachicardia, la sudorazione, la “testa vuota”, il disorientamento, l’apparente “dissociazione” mentale – sono così forti da limitare la libertà della persona di fare alcune cose che desidera (o necessita) costringendola a evitare.

Spesso, infatti, il problema si generalizza a tal punto da presentarsi anche nella vita di tutti i giorni – senza quindi che la persona sia impegnata a scalare una parete rocciosa! – concretizzandosi in un costante senso di vertigine e di disorientamento che si porta con sé durante tutto l’arco della giornata.

La terapia breve strategica ha sviluppato metodi e strategie ad hoc per questo specifico tipo di problema. La terapia usualmente prevede una graduale diminuzione delle sensazioni ansiogene associate alla paura di cadere mediante esercizi mirati in situazione protetta. Si procede successivamente ad un graduale riavvicinamento alle situazioni evitate sino al completo superamento del problema.

Bibliografia di base

Giorgio Nardone (1994). Paura, Panico, Fobie. Ponte alle Grazie.

© Alessandro Bartoletti